Ieri, finalmente, ho avuto la forza di andare a vedere il film “Naza” e l’ho fatto per due motivi: ringraziare i due registi Yuval Abraham e Rachel Szor per aver avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di raccontare la cruda realtà dei fatti e, secondo, per capire fin dove il male può spingersi per giustificare se stesso.
Ieri non ho pianto, non ho bestemmiato, ma sono tornato bambino; lo sapevo e per questo avevo paura, perché ogni volta che vedo un soldato israeliano io torno il bambino umiliato o ucciso.
Il docufilm svela l'uso criminale di algoritmi predittivi come Lavender (che ha un margine d'errore superiore al 15%) e protocolli come "Where is Daddy?" per automatizzare l’individuazione di bersagli civili. Un algoritmo proteo da dilettanti del male e protocollo elaborato da assassini.
Ero un ragazzino, poco più di un bambino, e accompagnavo mio padre nei suoi frequenti viaggi per andare a trovare gli zii ad Amman. Nablus-Amman sono all’incirca 200 km, non è una granché come distanza, ma siccome ci sono due frontiere da attraversare, prima bisognava chiedere il permesso di viaggio all’autorità militare competente, prenotare in largo anticipo il taxi, non si poteva usare il proprio mezzo, dopodiché cercare di partire prima dell’alba per evitare la coda infinta e il caldo soffocante; il tutto cercando di mangiare e bere il minimo indispensabile perché lungo il tragitto non c’erano bagni pubblici. Ho vissuto la mia prima esperienza di sofferenza mistica quando ho visto il soldato entrare nella piccola stanza che sapeva di sudore umano e odori acri e chiedere a mio padre di mettersi nudo per essere ispezionato dalla testa ai piedi. Non c'è cosa più umiliante per un bambino che vedere un genitore nudo e inerme davanti ad uno sconosciuto.
Ieri al cinema sono tornato bambino. Nablus 1967, un biondo soldato israeliano mi offrì del cioccolato in cambio di informazioni su come aprire il portone della scuola che da quel momento divenne la caserma israeliana della città.
Ieri come allora, mi convinco che i soldati israeliani non abbiano mai avuto un padre, altrimenti non si spiega questa loro modalità di usare i bambini come esca per loro orrende azioni di occupazione.